L’infermiere, una risorsa nel percorso assistenziale degli utenti con disturbo dello spettro autistico

Introduzione: nel XXI secolo, le persone adulte con disturbo dello spettro autistico (ASD) grave, incontrano ancora innumerevoli ostacoli nell’accedere ai servizi di sanità pubblica e alle prestazioni sanitarie di cui necessitano. È necessario che essi abbiano le stesse opportunità di qualsiasi altr...

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Main Authors: Chiara Cesarini, Giulia Pintus, Emanuele Brai, Alessandro Delli Poggi
Format: Article
Language:English
Published: Milano University Press 2025-01-01
Series:Dissertation Nursing
Subjects:
Online Access:https://riviste.unimi.it/index.php/dissertationnursing/article/view/23208
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Description
Summary:Introduzione: nel XXI secolo, le persone adulte con disturbo dello spettro autistico (ASD) grave, incontrano ancora innumerevoli ostacoli nell’accedere ai servizi di sanità pubblica e alle prestazioni sanitarie di cui necessitano. È necessario che essi abbiano le stesse opportunità di qualsiasi altra persona nell’accedere alle prestazioni sanitarie, per questo parliamo di “pari” diritti e non di diritti “speciali”. L’infermiere può essere la figura chiave nel rispondere ai bisogni di assistenza che rimangono insoddisfatti, sia dell’utente che del nucleo famigliare di cui fa parte, e di collegamento per quelli che sono i servizi esistenti sul territorio. Obiettivi: individuare il ruolo reale e potenziale che ricopre, o potrebbe ricoprire, l’infermiere nel percorso assistenziale degli utenti con ASD. Metodi: revisione narrativa della letteratura nelle principali banche dati (Cinahl, Cochrane, Pubmed, Ilisi, APA PsycInfo) riguardanti l’assistenza infermieristica rivolta agli utenti adulti con ASD grave e ai loro familiari. Risultati: l’infermiere di famiglia e di comunità ha le competenze per ricoprire un ruolo di promozione e prevenzione della salute, di agevolazione nell’accesso dell’utente ai servizi di sanità pubblica e riduzione delle discriminazioni socio-sanitarie. L’assistenza alla famiglia sarebbe diretta al supporto (counseling) e all’informazione, per quanto riguarda i servizi presenti sul territorio indirizzati all’assistenza sociosanitaria, e di educazione sanitaria su quella che è la patologia. Conclusioni: è necessario incrementare la formazione base degli infermieri, con materiale didattico specifico per aumentare la conoscenza e che sia istituita una formazione post-base (master universitario) specifica per questo tipo di disturbo.  
ISSN:2785-7263