Introduzione
Il dossier ha l’ambizione di condividere lo stato degli studi e delle riflessioni sui processi di istituzionalizzazione giuridica della normatività e della performatività intrinseche alla diffusione delle tecnologie digitali. In quest’ambito si interroga sulle capacità del potere politico di fronteg...
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| Format: | Article |
| Language: | English |
| Published: |
Milano University Press
2025-06-01
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| Series: | Sociologia del Diritto |
| Online Access: | https://riviste.unimi.it/index.php/sociologiadeldiritto/article/view/28920 |
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| Summary: | Il dossier ha l’ambizione di condividere lo stato degli studi e delle riflessioni sui processi di istituzionalizzazione giuridica della normatività e della performatività intrinseche alla diffusione delle tecnologie digitali. In quest’ambito si interroga sulle capacità del potere politico di fronteggiare i poteri sociali che emergono dal possesso e dal controllo di tali risorse, che per il momento sono ancora circoscritte ad ambiti privati, sebbene stiano investendo anche le pubbliche amministrazioni. Il tema è stato affrontato nel corso della tavola rotonda su “Le istituzionalizzazioni dei poteri nella società digitale” organizzata dalle Sezioni di Sociologia del diritto e di Sociologia politica nell’ambito del Congresso annuale della Associazione italiana di Sociologia su “I dilemmi della società digitale”, svoltosi presso l’Università di Milano Bicocca dal 13 al 15 dicembre 2023. L’incontro è stato animato da quattro relazioni presentate dalle proff.sse Maria Mirabelli (Università della Calabria) e Monica Raiteri (Università di Macerata) e i proff.ri Sergio Marotta (Università Suor Orsola Benincasa Napoli) e Giovanni Moro (Università di Roma La Sapienza). Hanno coordinato i lavori i responsabili dei Consigli scientifici delle due Sezioni, i proff.ri Lorenzo Viviani (Università di Pisa) e Carlo Pennisi (Università di Catania).
I contributi qui presentati costituiscono la revisione delle relazioni presentate da Monica Raiteri e Sergio Marotta, in rappresentanza della Sezione di Sociologia del diritto, e degli interventi programmati presentati dai e dalle discussants. L’obiettivo comune dei lavori è stato quello di inscrivere il problema generale su cui verteva il convegno nel percorso che la comunità di sociologi che fa riferimento alla Sezione sta compiendo da qualche anno. Questo percorso mira a sintonizzare la disciplina con i profondi cambiamenti sociali e culturali che hanno investito, per un verso, il sistema giuridico e, per un altro, l’Università, gli Atenei, e le condizioni in cui si realizza l’attività didattica e di ricerca della disciplina.
Da questa prospettiva la riflessione condotta da Monica Raiteri si propone di inquadrare alcune questioni che la digitalizzazione pone nei confronti dei processi di proceduralizzazione delle decisioni pubbliche e dell’esercizio della discrezionalità amministrativa. Per un verso, infatti, invita a riconsiderare i termini con cui tradizionalmente la disciplina si è occupata di procedimentalizzazione e di discrezionalità amministrativa, per esempio approfondendo i cambiamenti che si stanno realizzando tra l’amministrare e la giurisdizione. Per un altro verso, le soluzioni sin qui percorse dal Consiglio di Stato e dalla Corte Costituzionale, indicano sia la possibile insorgenza di conflitti tra poteri, in relazione al governo della regolazione delle questioni sollevate dal contenzioso sugli usi della digitalizzazione, sia la necessità di approfondire la specificità della differenza tra le scelte compiute dalle soluzioni algoritmiche e quelle che, imputabili ad autorità “fisiche”, possono essere validamente riconosciute come decisioni.
Del resto, come mostra la relazione di Sergio Marotta, per la sociologia del diritto la rilevanza dei fenomeni connessi alla digitalizzazione non può essere precisata se non attraverso una opportuna loro collocazione entro i processi che, nel sistema giuridico, hanno condotto alla prevalenza di logiche e di criteri di decisione fortemente privatistici. Processi che hanno permesso alla politica la subordinazione di interessi collettivi – come quelli relativi ai servizi pubblici locali – a criteri di mera efficienza economica, la cui effettività risulta peraltro ancora da dimostrare. Le dimensioni di potere implicate dal governo e dalla regolazione dei processi di digitalizzazione – “transizione” verso cosa? – assumono, sotto questo aspetto, una rilevanza capillare nella vita collettiva. Le scelte compiute sui servizi idrici, investendo relazioni essenziali della vita quotidiana, proprio quelle dalle quali le tecnologie digitali stanno estraendo le proprie risorse attraverso i vari tipi di piattaforme, indicano la sostanziale impossibilità di isolare il problema della regolazione della digitalizzazione dal modo in cui, nel sistema sociale, l’uso di talune risorse viene culturalmente e normativamente qualificato per resistere a, o assecondare la, delega della loro gestione al mercato.
È con riferimento a questa capillarità e all’attuale pervasività del digitale nelle relazioni sociali, apparentemente non governata, che l’attenzione ai problemi posti dalla sua regolazione trova utilissimi strumenti nella tradizione della disciplina che si è occupata dei processi di istituzionalizzazione. Come mostra Mariavittoria Catanzariti, le alternative regolative che, in questo momento, gli ordinamenti nazionali e l’Unione Europea fronteggiano provengono e danno luogo a processi di istituzionalizzazione che travalicano la dimensione regolativa e giuridica e che, quando si traducono in strumenti regolatori, non raggiungono, né necessariamente esauriscono, la capacità istituzionale, pur incidendo in modo significativo sulla dinamica locale/globale.
Se inquadrato dalla prospettiva dei processi di istituzionalizzazione, il piano di questioni relative alla digitalizzazione trattato nei contributi qui pubblicati eccede quello della regolazione giuridica, anche quando è direttamente riferito ad un ambito tradizionalmente specifico del sistema giuridico, come quello dell’archiviazione delle decisioni giudiziarie e degli usi delle nuove basi di dati che la tecnologia rende disponibili: eccede perché evidenzia immediatamente, come sottolineato da Stefania Adriana Bevilacqua, quanto la digitalizzazione investa dimensioni cognitive, prima ancora che normative o regolative, sia sul piano del trattamento dei testi, sia sul piano delle soluzioni organizzative prefigurabili a sostegno di strutture decisionali in grado di affrontare le sfide poste dall’offerta tecnologica. Tutto ciò che si potrà intendere per AI o Generative AI avrà sempre dietro la “trasduzione” di dati testuali o osservativi in una codifica binaria. Questa consapevolezza è sottesa anche al contributo di Luigi Cominelli che, in dialogo con Raiteri sui temi della discrezionalità e della decisione, si propone, da un lato, di ridimensionare talune preoccupazioni comunemente associate all’uso delle tecnologie in ambito giuridico e, da un altro lato, ribadisce l’impossibilità di proporre soluzioni operative che prescindano dal contributo delle discipline che, ormai da anni, stanno riflettendo sulle conseguenze sociali della tecnologia.
Muovendo da queste prospettive diviene rilevante interrogarsi sia sulle dimensioni che stanno istituzionalizzando i diversi poteri sociali sorti dalla rivoluzione tecnologica sia sulle categorie per la concettualizzazione del potere consegnataci dalla tradizione socio-politologica: ed è questo l’oggetto delle riflessioni di Angelo Zotti. Il ventaglio di problemi prospettati da una riformulazione dei concetti legati a quello di potere non è soltanto un esercizio astratto. Come mostra, infine, il contributo di Patrizia Santoro, cogliere il mutamento nei processi di istituzionalizzazione dei poteri sociali corrisponde a questioni di immediata rilevanza, proprio in riferimento ai poteri pubblici. La rimodulazione dei poteri pubblici assume effettività attraverso un diverso modo di amministrare, reso possibile da apparati e da organizzazioni che riescono a trovare nella digitalizzazione non tanto una sorta di compromesso con cui dare credibilità alle formule dell’open government e dell’eGovernment, quanto, piuttosto, un’occasione per ridefinire i modi con cui le scelte delle politiche pubbliche si compiono, si controllano e si valutano.
Come emergerà dalla lettura, si è trattato di un confronto utile a mostrare la specifica rilevanza per il sistema giuridico delle questioni poste in tema di digitalizzazione, ma anche la peculiare prospettiva attraverso cui la sociologia del diritto riesce a collegare tali conseguenze alle più ampie, e problematiche, dimensioni culturali e normative che sottendono i processi di istituzionalizzazione - di categorie, di risorse, di poteri, di valori e di pratiche – sottese a quanto “genericamente” indicato come transizione digitale.
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| ISSN: | 0390-0851 1972-5760 |